Fossa delle Marianne: descrizione del luogo più misterioso al mondo

La fossa delle Marianne è la depressione oceanica più profonda e più conosciuta al mondo. Di una bellezza disarmante e altrettanto misteriosa, questo posto è l’emblema dei luoghi meno esplorati sul pianeta terra.

Con la definizione di “depressione oceanica” si indica un dislivello del fondo oceanico che può essere parallelo alla costa o ad arco, a seconda della forma geologica che assume. Nel caso della fossa delle Marianne siamo in presenza di una depressione ad arco, lunga circa 2500 km  e profonda 11ooo km.

Essa è situata nella zona nord-ovest dell’Oceano Pacifico a est delle isole Marianne e il suo punto più profondo si trova a circa 10920 metri sotto il livello del mare.

La fossa delle Marianne rappresenta uno dei luoghi più misteriosi ed affascinanti del nostro pianeta poiché non è stata ancora completamente esplorata; popolata da specie acquatiche sconosciute e non ancora classificate.

Storia

La fossa fu individuata alla fine del diciannovesimo dalla marina reale britannica, nello specifico dalla corvetta H.M.S Challenger di circumnavigare il globo.

Le tecnologie dell’epoca misurarono una profondità di quasi 9mila metri, qualcosa mai registrato in alcun altro punto della Terra sino ad allora esplorato.

Alcuni anni dopo la Challenger II, effettuò in quella stessa area dei rilievi che corressero le misurazioni dalla Challenger I e solo nel 2011 la profondità ufficiale dell’abisso fu stimata intorno agli 11mila metri di profondità.

Geologia

La Fossa delle Marianne non è solo un solco profondo nel mezzo dell’oceano ma è una formazione più complessa derivante alla subduzione della placca tettonica del Pacifico sotto a quella delle Filippine.

La Placca del Pacifico, infatti, è molto più antica e pesante rispetto a quella delle Filippine ed è quindi affondata al di sotto di quest’ultima, creando un arco di circa 2500 km. Questa ripida discesa termina in un fondale desertico e apparentemente povero di forme di vita.

La bassa temperatura delle acque, però, è notevolmente mitigata dalla presenza di numerosi vulcani sottomarini che contribuiscono a fornire gli elementi nutritivi necessari alla sopravvivenza delle specie presenti nel fondale e ad innalzare la colonnina di mercurio permettendo la vita a temperature più accettabili.

Fauna

Il primo equipaggiamento che raggiunse il fondo fu quello del batiscafo Trieste : il fondale apparve agli esploratori come una spianata desertica nella quale non si sarebbe trovato alcun tipo di organismo vegetale a causa dell’assenza di radiazione solare.

Gli esploratori e gli scienziati, invece, si sorpresero dal trovare varie specie di alghe unicellulari che riuscivano a riprodursi anche in un ambiente così buio e ostico.

Qualche tempo dopo la Challenger, con l’aiuto di strumenti tecnologici resistenti alle alte pressioni sottomarine, riprese strane creature molte delle quali mai viste prima. Molte di esse presentavano forme e colori totalmente differenti rispetto alle specie sino ad allora osservate e catalogate.

Tra queste vi erano crostacei dall’aspetto molto simile ai gamberetti dal colore rosa pallido e bianco e dalla dimensione gigantesca, dai 17 ai 30 centimetri, animali dall’aspetto a rametto molto abili nella mimetizzazione e nella raccolta di cibo e di detriti sul fondo del mare, protisti filamentosi giganti dotati di tentacoli e gusci di carbonato di calcio morbido.

A circa 8mila metri, invece, fu identificata una nuova specie di pesce ribattezzata con il nome di “pesce fantasma“. Questo nome gli è stato attribuito grazie al suo colore bianco e alle sottili espansioni laterali trasparenti, necessarie per gli spostamenti sui fondali.

Nel 2016 la NOAA osservò invece la stella gorgone. Avvistata ad una profondità di circa 5mila metri appartiene alla famiglia delle Gorgonocephalidae. I suoi tentacoli si intrecciano come le foglie di un vitigno e formano inusuali matasse filamentose facendo somigliare questo organismo ad un’alga dal colore bianco perlaceo.

Un’altra singolare creatura osservata intorno ai 6mila metri è un’enorme aragosta dalla colorazione rosea, molto più grande rispetto alle sue sorelle diffuse nel Pacifico.

L’animale probabilmente più strano scoperto nella stessa spedizione è l’anguilla trasparente la cui fisionomia è tutt’altro che normale. Ha un corpo allungato e quasi totalmente trasparente e lucido che termina in punta con una colorazione bluastra che tende al grigio. Qui si apre una bocca arrotondata, al di sopra della quale si aprono due occhi totalmente neri e privi del cristallino.

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