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CISIS
09/03/2011
Presentato a Genova il Rapporto Innovazione nell’Italia delle Regioni 2011
E’ stato presentato il 21 febbraio 2011 a Genova il primo Rapporto sull’Innovazione nell’Italia delle Regioni, di CISIS  e FORUM PA...
Il Rapporto descrive lo stato dell’arte dello sviluppo della società dell’informazione e dell’innovazione nelle Regioni e Province autonome italiane attraverso una lettura attenta delle politiche, delle azioni e dei risultati raggiunti. La fotografia scattata dal RIIR restituisce l’immagine di un’Italia “in bianco e nero”, con alcune Regioni in ritardo e altre in posizione di eccellenza. Di fronte a tale quadro, le Regioni confermano l’impegno sul fronte delle politiche per l’innovazione mettendo in campo risorse e competenze per superare i gap e fare sistema tra i territori. Le Regioni italiane sono infatti attori fondamentali delle politiche per l’innovazione e la società dell’informazione, cui dedicano Piani strategici articolati e risorse (oltre 4,5 miliardi di euro impegnati nel periodo 2007-2013) e che pongono al centro della cooperazione interregionale volta a realizzare un federalismo sostenibile ed efficiente.
Il Rapporto dedica ampio spazio all’esame delle policy regionali dell’innovazione e della governance degli interventi, fa il punto sul livello di infrastrutturazione dei territori (cooperazione applicativa e banda larga) e propone una riflessione critica sulla diffusione della società dell’informazione presso le PA, le famiglie e le imprese. Gli oltre 100 indicatori alla base del Rapporto provengono da diverse fonti, ma sono in molti casi frutto di rilevazioni originali realizzate dall’Osservatorio ICAR plus del CISIS e dal gruppo di lavoro RIIR. 
Quali sono le principali evidenze del Rapporto?
Per quanto concerne le strategie politiche attivate, si riscontra coerenza di obiettivi tra le diverse realtà regionali, motivata anche dall’impegno assunto nell’aderire agli obiettivi fissati a livello europeo. Il raggiungimento dei target definiti dall’Agenda Digitale europea al 2020 richiede un impegno significativo alle regioni, soprattutto alle regioni del sud che si trovano in situazione di maggiore ritardo su molti aspetti. Il rapporto assegna, da questo punto di vista, un ruolo virtuoso alla cooperazione interregionale: proprio in ragione di tale unità di intenti, le Regioni realizzano accordi e progetti interregionali nell’ambito del CISIS per raggiungere insieme gli obiettivi e scambiare tra loro pratiche di successo.
Il Rapporto dedica quindi ampio spazio alla descrizione dei modelli di governo degli interventi per la diffusione della società dell’informazione. Se da un lato si ravvisa il rischio di una eccessiva frammentazione delle deleghe (per interventi che sono comunque di per sé trasversali), emerge d’altro canto l’evidenza di uno sforzo da parte delle Regioni nel creare cabine di regia intersettoriali per mettere a sistema gli interventi. In 10 contesti regionali la delega alla società dell’informazione è assegnata al Presidente o Vice presidente della Regione. In 8 casi c’è un assessore con delega esplicita sulla materia. In ogni Regione ci sono strutture di riferimento dedicate. Adottano modelli più centralizzati (una direzione con relativi servizi e unità specializzate) 10 Regioni. Le altre gestiscono gli interventi con competenze suddivise tra più direzioni/unità e gruppi di lavoro intersettoriali. L’elemento centrale della governance della società dell’informazione è considerato il rafforzamento delle community network regionali: reti stabili per la governance della società dell’informazione promosse dalla Regione che coinvolgono in primo luogo gli Enti locali ma anche tutti gli altri attori dell’Innovazione a livello territoriale. Le sedici community network attualmente esistenti creano comunità professionali e realizzano la cooperazione nei territori.
Il Rapporto descrive lo stato dell’arte rispetto alle infrastrutture di connettività e cooperazione applicativa delle Regioni. Il livello infrastrutturale appare oramai omogeneamente ad un livello avanzato di attuazione presso le Amministrazioni regionali (anche grazie al contributo della cooperazione interregionale per l’adeguamento alla normativa SPC con il progetto ICAR), mentre per un pieno dispiegamento delle infrastrutture e delle nuove pratiche della cooperazione sul territorio c’è bisogno di un ulteriore lavoro di tipo soprattutto organizzativo. Otto Regioni hanno concretamente avviato un percorso di accompagnamento agli Enti locali per l’acquisizione dell’infrastruttura di cooperazione. Sono oltre 200 i progetti che prevedono lo sviluppo di scambi tra amministrazioni diverse in logica di cooperazione applicativa secondo quanto definito dalle regole tecniche SPCoop e dal Codice dell’Amministrazione digitale.
Per quanto riguarda la copertura del territorio in larga banda, si va da regioni con una copertura relativamente buona (il Lazio con più del 75% delle linee, la Campania con il 72%, la Liguria con il 69,5%, la Lombardia con il 63%, la Sicilia e la Puglia con circa il 62%, l’Emilia Romagna con quasi il 61%) a regioni in cui, invece, il digital divide infrastrutturale è ancora molto forte (la Valle d’Aosta con una copertura in banda larga del 43% e, fanalini di coda, il Molise con il 39%, la Calabria con il 36%, e la Basilicata con appena il 34%). Nell’analizzare i dati sulla copertura in banda larga dei territori, vengono descritte le strategie delle Regioni per il superamento del digital divide, approfondendo il ruolo degli accordi con il MISE, le risorse disponibili sul FEASR (153 Meuro), il contenuto dei 16 Piani regionali per la banda larga.
La dotazione tecnologica di base delle PA locali ha oramai raggiunto livelli discreti in ciascun contesto territoriale, mentre passi in avanti vanno fatti sul piano della digitalizzazione dei processi e in particolar modo sulla dematerializzazione (il progetto interregionale ProDe è dedicato proprio a questo tema). L’offerta di servizi on line completamente transattivi da parte dei Comuni resta a livelli molto bassi di diffusione. In modo speculare è bassa anche la tendenza dei cittadini ad interagire via web con la PA. Le regioni hanno tuttavia attivato iniziative per incentivare la cittadinanza digitale. In particolare, 11 Regioni hanno avviato la distribuzione della Carta Regionale dei Servizi e attivato transazioni (tra le altre, la Basilicata e la Sicilia e nel 2011 è prevista la distribuzione anche in Regione Sardegna), molte Regioni portano avanti iniziative di alfabetizzazione digitale nell’ambito dei Punti di Accesso Assistiti (PAAS, CAPSDA, ecc).
Nel complesso, la diffusione di internet nella società è molto diversa da regione a regione, come emerge dall’elaborazione dei dati ISTAT relativi alla dotazione tecnologica delle famiglie per l’accesso alla società dell’informazione (disponibilità di personal computer, connessione a internet da casa e, in particolare, connessione larga banda). Lazio, Lombardia e Provincia Autonoma di Trento sono, nel 2010, le regioni più “avanzate”, tutte ben al di sopra della media nazionale. In particolare il Lazio è la regione in cui si registra la più elevata penetrazione di internet e PC tra le famiglie, mentre la Provincia Autonoma di Trento è la regione con la più alta penetrazione della larga banda. L’Umbria ha tutti valori sostanzialmente in linea con quelli nazionali, mentre sono leggermente sotto la media il Piemonte, la Valle d’Aosta (che ha un differenziale negativo in particolare per l’accesso a internet) e la Liguria. Marcato, invece, il divario delle regioni del mezzogiorno, dove spicca in positivo la sola Sardegna, l’unica a posizionarsi sopra la media nazionale.
Sul sito internet www.riir.it è possibile scaricare integralmente il rapporto e sfogliarlo on line capitolo per capitolo.  Un’ampia sezione del sito è dedicata alla rappresentazione dei dati alla base del rapporto: mappe e grafici interattivi consentono di consultare i dati per regione, incrociare dimensioni diverse ed ottenere visualizzazioni temporali sui diversi indicatori.

di Marta Pieroni
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