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ICAR: da Progetto a Modello


 

La cooperazione tra le amministrazioni, per rispondere in modo integrato e coordinato alle esigenze dell’utenza senza distinzione tra i livelli di governo d’appartenenza (comunale, provinciale, regionale e statale), non è oggi un problema. Poche sono le resistenze di natura tecnologica, ed ancor meno quelle di natura organizzativa, giacché l’architettura del SPCoop formalizza, con il concetto di “dominio di applicazione di cooperazione”, la volontà di diversi soggetti di associarsi per cooperare nella informatizzazione di un insieme di procedimenti amministrativi pertinenti .

Il dominio di cooperazione si regge su un fondamento normativo rappresentato dall’intesa tra le parti (accordo di cooperazione).

 

Si evince, quindi, che la vera resistenza alla cooperazione è di natura culturale. Essa risiede nella volontà ad implementare l’architettura tecnologica ed organizzativa della cooperazione, derivante:

1.    da un lato – dalla difficoltà ad aggiornare e/o modificare Leggi e Regolamenti che nel tempo hanno accentrato un potere vasto in alcune Amministrazioni, allontanandole dalla visione sistemica ed unitaria della PA;

2.    dall’altro – da una atavica ritrosia delle risorse umane a condividere e rendere disponibili le informazioni, a seguito di una cultura amministrativa burocratica che ha spesso loro inibito il “coraggio amministrativo” ad osare oltre l’adempimento; e ha, a volte, indotto l’esercizio di un potere fornito proprio dal possesso del dato e dell’informazione (anche inteso come mera riconoscibilità del ruolo e della funzione).

 

L’adeguamento delle pubbliche amministrazioni alle specifiche del nuovo sistema di cooperazione è, dunque, improrogabile; può essere vissuto “burocraticamente” come adempimento alla norma o più “ardentemente” come desiderio ad innovare, ma certamente non può essere inadempiuto.

Tuttavia, è necessario un processo di adeguamento sistemico, condiviso e cooperativo che consenta al Paese di abbattere le divisioni di natura digitale, culturale, storico-geografiche e finanziarie, tra i diversi livelli istituzionali e regionali, e contenere i localismi che possono rivelarsi nel lungo termine un danno più che un valore aggiunto. Le fughe in avanti di talune amministrazioni rispetto alle altre, infatti, se, da un lato, possono rappresentare l’occasione di sviluppo, di liberazione delle risorse e delle competenze; dall’altro, possono rappresentare un limite, se non finalizzate a trainare ma a difendere in modo campanilistico il proprio investimento e le proprie soluzioni tecnologiche ed organizzative, peraltro in modo distonico da un sistema nazionale di cooperazione.

 

Per questo è opportuno pensare ad un sistema cooperativo in cui le migliori pratiche siano valorizzate, messe in comune, compartecipate ed eventualmente rese riusabili per trainare e, in alcuni casi, dimostrare al sistema paese i margini di miglioramento, tipici delle soluzioni “pionieristiche”, e giungere insieme ad una standardizzazione condivisa.

 

ICAR ha introdotto un modello di “governance cooperativa” che ha coinvolto il sistema delle Regioni nel pieno rispetto dell’autonomia delle scelte e all’interno degli standard condivisi e concertati con la pubblica amministrazione centrale. Tuttavia, nella consapevolezza dell’oggettiva difficoltà di rendere unica la volontà delle parti ad esercitare responsabilmente e coscientemente il proprio ruolo.

In tal senso, facendo leva sul CAD, da un lato, sull’architettura organizzativa del SPCoop e sulle successive regole tecniche, dall’altro, ha sperimentato uno scenario di amministrazione pubblica cooperativa; in cui sono stati messi a sistema le migliori esperienze regionali in tema di cooperazione applicativa, le più alte competenze in materia di identità federata e service level agreement. Ciò ha permesso di costruire una infrastruttura federata di cooperazione, a partire da un modello tecnologico ed organizzativo unico, nella quale sperimentare nuovi e vecchi servizi in una logica evoluta di processo amministrativo integrato tra i diversi livelli istituzionali; sia a livello di policy, sia a livello di governo degli ampi contenuti tecnici previsti dal framework tecnologico.

redatto da Giovanni Damiano